Arte Contemporanea

Colle di Val d’Elsa e l’arte contemporanea: un originale dialogo con la comunità. Scopri un percorso di opere e installazioni perfettamente integrate con il contesto urbano.

L'arte contemporanea a Colle di Val d'Elsa

Un dialogo continuo tra luoghi e opere

L’arte non è solo un lascito del passato, ma un impegno da rinnovare nel presente. Colle di Val d’Elsa è in prima linea per questo impegno e onora una missione fatta di attenzione all’arte e agli artisti contemporanei per garantire un arricchimento costante del tessuto artistico del territorio.

Uno dei modi in cui questo impegno si concretizza è la realizzazione e il progressivo arricchimento di un percorso urbano di opere contemporanee, che integra importanti installazioni create appositamente e perfettamente integrate con il contesto cittadino. Il Progetto di arte contemporanea interpretata nel suo ruolo di arte pubblica da’ così vita ad un originale percorso che si snoda fra la città alta e quella bassa.

Questo suggestivo dialogo tra arte e architettura antica e installazioni contemporanee trasforma le strade della città in una galleria a cielo aperto che ogni visitatore può ammirare.

Il linguaggio dell’arte abbatte i secoli e connette epoche diverse in un’unica e affascinante narrazione.

Le opere principali

Porta Nova – Tadashi Kawamata

Le porte della città anticamente avevano funzione difensiva; oggi vogliono essere simbolo di accoglienza.

È questo il messaggio lanciato nel 2004 dall’artista giapponese Tadashi Kawamata, che ha trasformato la storica Porta Nova in una nuova opera. In essa, le travi e le giunture che compongono la struttura lignea si intravedono, richiamando le antiche porte difensive, a memoria del tempo che passa. Al tempo stesso, l’opera di Kawamata è aperta a uno sguardo che sa vedere oltre, nel mondo.

Cisterna – Marisa Merz

Nel 2002 Marisa Merz ha scelto l’antica cisterna rinascimentale come fulcro del suo intervento. Una porta in rame, materiale caldo e vivo, diventa confine e invito: un passaggio verso un interno misterioso, dove l’acqua – bene prezioso – è protetta e al tempo stesso evocata.

UMoCA – Cai Guo-Qiang

Sotto le arcate del Ponte di San Francesco, il maestro cinese Cai Guo-Qiang ha creato nel 2001 un museo “sospeso” tra passato e futuro: l’Under Museum of Contemporary Art. Qui mostre temporanee e installazioni dialogano con il fiume e la città, rendendo l’arte parte integrante del paesaggio urbano. 

La Voce che si Indebolisce – Ilya Kabakov

Nel 1998, sotto il Bastione di Sapia, l’artista ucraino Ilya Kabakov ha nascosto una colonna di marmo, quasi interrata, con un libro aperto scolpito sulla sommità. Le parole incise parlano di memoria, invitando a riflettere sullo scorrere del tempo, sull’oblio dei luoghi e delle tracce di chi li ha abitati prima di noi.

Concrete Blocks – Sol LeWitt

Nel 1997 Sol LeWitt ha pensato per il giardino di Palazzo Pretorio, sede del Museo Archeologico, un’opera in blocchi di cemento che richiama lo skyline di Colle Alta e le sue torri perdute. Un omaggio alla città e al lavoro manuale nato da una materia prima semplice, dalla simbologia potente. Nel 2020 l’opera è stata qui allestita in modo permanente come importante passo nel consolidamento del patrimonio di arte contemporanea di Colle.

Tears – Moataz Nasr

Realizzata nel 2002, l’opera fu inizialmente esposta al Museo del Cristallo. Dopo l’inaugurazione delle Stanze della Memoria che si trovano all’interno del Palazzo Pretorio, l’opera ha lì trovato la sua definitiva collocazione, per rappresentare il pianto sublimato e cristallizzato di quanti sono isolati ed allontanati dalle proprie comunità. 

Red Girl – Kiki Smith

Tra gli artisti invitati ad allestire con le proprie opere gli spazi di UMoCA, troviamo l’americana Kiki Smith. Il Progetto, chiamato “Pause”, esponeva tre fanciulle in posizione seduta (tre come gli archi del Ponte di San Francesco), realizzate in ceramica bianca, che dovevano rappresentare il momento dell’attesa delle donne durante la tradizionale raccolta della legna in Giappone. Ogni fanciulla, apparentemente uguale alle altre, si differenziava per il colore del vestito: rosso, giallo e blu. Le sculture erano accompagnate da lampadine in cristallo, soffiate proprio dagli artigiani di Colle. Dopo la prima esposizione, le tre statue sono state collocate in tre diverse località della Valdelsa.

L’opera “Red Girl” può essere visitata all’interno del Museo Archeologico presso il Palazzo Pretorio, nel quale è stata recentemente trasferita..

Facciata della Corale Bellini – Alberto Garutti

Nel 2000 Alberto Garutti ha ridato vita a uno degli edifici più amati dalla comunità, la sede della Corale Bellini. Un restauro, ma soprattutto un gesto artistico pensato per restituire alla città un luogo di identità e memoria condivisa. La Corale Bellini è situata nella storica via dell’Arringo, luogo-cerniera fra le due parti della città. 

Piazza Arnolfo di Cambio – Jean Nouvel

Nel 2009 Jean Nouvel e un team di artisti internazionali (tra i quali Bertrand Lavier, Lewis Baltz e Daniel Buren) hanno riprogettato Piazza Arnolfo, cuore della città bassa. Pavimentazione, giochi di luce, vie d’acqua e arredi, nel loro insieme, fanno della piazza una vera opera a cielo aperto, con l’intento di farla tornare a essere uno snodo centrale per la vita sociale dei colligiani.

Edificio Ex Scalo Merci – Jean Nouvel

Assieme al paesaggista Gilles Clément, Jean Nouvel ha trasformato l’ex scalo ferroviario in un edificio polifunzionale. La moderna struttura oggi dialoga con il verde circostante e accoglie al suo interno residenze, attività commerciali e spazi di incontro.

Banca Monte dei Paschi di Siena – Giovanni Michelucci

La Banca, vista come luogo di incontro e di scambi: è questa particolare idea che ha ispirato l’architetto Giovanni Michelucci nella costruzione della sede della Banca Monte dei Paschi di Siena

Al piano terra, l’edificio ospita un luogo polifunzionale conosciuto come Spazio MARS. 

Si tratta di una struttura audace, di grande impatto visivo e valore simbolico: è inserita nel contesto urbano storico della città, ma protesa verso il futuro; le strutture metalliche richiamano l’operosità delle fabbriche, così come lo slancio verso il domani.   

Edificio SNR Casa della Musica – Loris Cecchini

Nel 2001, anno di inaugurazione dello spazio dedicato ai giovani e alla musica, l’artista Loris Cecchini ha reinterpretato l’edificio alla luce della sua nuova funzione. Da capannone adibito alla lavorazione del marmo, a luogo di incontro e di formazione per le giovani generazioni; fino ad auditorium per accogliere progetti musicali.  

“Nel Futuro Acceso/Spento” – Tobias Rehberger

Presso l’UMoCA – Under Museum of Contemporary Art si trova attualmente un’installazione di Tobias Rehberger che consiste in 52 lampade in cristallo colorato, sospese lungo i tre archi del ponte. L’opera, dal titolo “Nel Futuro Acceso/ Spento”, rientra nel progetto “Le Città del Futuro” organizzato da Associazione Arte Continua.

Il lavoro rievoca, a venticinque anni di distanza, l’installazione “Montevideo” che lo stesso artista aveva realizzato nel 1999, in occasione della IV edizione del progetto Arte all’Arte, sempre a Colle di Val d’Elsa. 

Per realizzare quest’opera Rehberger ha proposto una serie di lampade con tre forme differenti, tutte realizzate a mano dalla cristalleria specializzate Collevilca di Colle di Val d’Elsa.

La scelta di questo materiale è un modo per rendere omaggio alla tradizione locale, sottolineando al tempo stesso la temporalità e la transitorietà della materia. Passato e presente si collegano, così, attraverso un’artigianalità che invita i visitatori a confrontarsi con ciò che hanno di fronte e offrendo infine l’opportunità di interagire con questi oggetti artigianali che si accendono e si spengono.

Il controllo dell’installazione è affidato ai tre figli dell’artista, che, tramite un’app, decidono quando le luci saranno accese o spente. È una scelta che aggiunge una dimensione poetica a questa esperienza temporale e partecipativa: un gesto anche provocatorio, capace di simboleggiare un ideale passaggio di testimone da una generazione all’altra.

A un livello più ampio, la combinazione tra il materiale (l’installazione) e il simbolico (l’atto dell’artista di passare il controllo ai suoi figli) ispira una riflessione che invita lo spettatore a pensare su due dimensioni complementari: quella personale e quella collettiva.